sabato 29 aprile 2017

Pasqua 2017



Pasqua 2017
Impossibile risorgere senza prima aver scritto il blog, da troppo tempo nella tomba!
Raccolgo i “foglietti” scritti in questi ultimi mesi e ne faccio un mosaico.

Dalla festa dei Santi a Natale.
Periodo estremamente duro. Per mesi ho lavorato a dei progetti, cercando finanziamenti sia per il rilancio della Caritas, sia per gli urgenti lavori di ristrutturazione: nessuna risposta arriva; molti motivi per pensare che non arriveranno risposte positive.
Le stanze ristrutturate per l’accoglienza di amici, pellegrini, visitatori, restano vuote. La Turchia è vicina, un volo in low cost costa meno del treno Milano Roma … ma a quanto pare la paura e la vita soffocata da mille cose in Italia, rendono difficile venire e vedere.
La solitudine si fa sentire. La lingua rimane estranea, le incombenze quotidiane ne impediscono ancora lo studio; c’è la sola consolazione di tradurre il testo della s. Messa parola per parola in modo da leggerne almeno il testo durante la celebrazione, cosa finora impossibile. Il caro Murat, guida turca e amico, mi aiuta in questo paziente lavoro e gliene sono grato.
Per vari motivi, nel frattempo, rifletto che sulla bilancia della vita, agli sbagli, veri o presunti, si attribuisce un peso molto più grande del tanto bene vissuto; è un fatto che tutti conosciamo, ahimè, ma che rimane sconvolgente: il negativo sembra avere un potere ipnotico.

Per fine novembre ho convocato gli operatori pastorali del Vicariato per riflettere sul nostro rapporto con l’islam; il titolo che scelgo è: “Per un discernimento cristiano sull’islam”, che mi sembra imposti il discorso in modo più fecondo e corretto che non “dialogo islamo-cristiano”.
Ne vengono fuori due giorni “caldissimi”, a riprova di quanto l’argomento evochi vissuti e teologie assai differenti, tra di noi che pure siamo tutti cattolici latini!
Sono molto contento del dibattito e dell’emergere delle differenze reali che ci sono nel gruppo. Come Vescovo devo promuovere una prassi e un approccio che non si esauriscano nel lasciare che ognuno faccia quel che ritiene giusto. Siamo una realtà assai piccolina, eppure facciamo fatica ad avere denominatori e interpretazioni comuni. A quando una nuova Pentecoste?
Ai primi di dicembre sono a Istanbul per diversi giorni: riunione della Conferenza Episcopale, vari incontri con persone e celebrazione degli 800 anni di presenza continuata dei padri Domenicani a Istanbul. Un convegno di studio racconta la storia di questa fedele presenza che mi fa pensare molto: in 800 anni ne sono successe di tutti i colori in questa città. Si è passati dal regno bizantino cristiano al dominio ottomano musulmano, dai molti volti, senza contare le stragi e i saccheggi dei Crociati, in marcia verso Gerusalemme, a danno dei cristiani orientali!
Eppure i Domenicani sono sempre rimasti: tra catastrofi, momenti gloriosi, persecuzioni, drastici ridimensionamenti ecc. Ne emerge la serietà di una scelta che non si lascia spaventare e condizionare da fattori esterni.

L’Italia nel frattempo è mobilitata intorno al referendum; viste da lontano, alcune cose appaiono per quello che sono: incomprensibili. A Istanbul incontro parecchi italiani che vivono in Turchia per i più disparati motivi, di varia estrazione e collocazione. Praticamente unanime è il parere: l’ennesimo scontro tra guelfi e ghibellini servirà solo a indebolire il paese e renderlo meno credibile sulla scena internazionale.
Gli stranieri mi domandano come mai in 70 anni di repubblica per 52 volte il governo è caduto o c’è stato un rimpasto. Siamo afflitti da una smania adolescenziale di cambiamento? dalla stupidità di chi pensa di risolvere la situazione cambiando qualche persona? dalla miopia di chi si concentra su un particolare – una proposta di legge – più o meno oggettivamente negativo?
Certo constato questo: molti in Italia parlano a favore o contro Renzi, alcuni analizzano quanto è in gioco nel referendum, pochissimi si domandano che dinamica generale si mette in moto. Qui all’estero succede il contrario: moltissimi si interrogano sugli effetti di continui cambiamenti di legislature, alcuni si interessano al contenuto del referendum, quasi nessuno è interessato alla singola persona. Questo capovolgimento di prospettiva mi fa riflettere.
Vivendo in Turchia, a contatto con stranieri di vari paesi, riflettiamo spesso sulle dinamiche del potere e si approfondisce il nostro disagio per l’attuale immaturità della folla di alcune nazioni, peraltro ricche di cultura e di storia.
Non pochi poi notano la somiglianza tra discorsi e atteggiamenti dei movimenti fascisti e nazisti del secolo scorso e quelli dei populisti di oggi: diffamazione e denigrazione di tutti gli avversari politici; attacco alla democrazia parlamentare e alle alleanze faticosamente costruite tra popoli diversi; esaltazione delle figure “forti” con una democrazia diretta interpretata dal “Capo”; violenza verbale contro associazioni, giornalisti e chiunque ponga domande di approfondimento; ricette economiche fantasiose e inapplicabili; incapacità di costruire e prontezza nel distruggere.
Sono Vescovo e alcuni mi dicono: non devi parlare di politica. E invece è mio dovere far riflettere su come i veri poteri forti e occulti favoriscono questi atteggiamenti; e sono spesso i più poveri e quelli incapaci di un discorso articolato che mandano al potere i violenti, i ricchi, i politici improvvisati.

Intanto si susseguono gli attentati terroristici, in Turchia e altrove, e la paura e il disorientamento crescono, accrescendo così il potere e il fascino dei terroristi. Questi, con mezzi ridicoli, conquistano le prime pagine e fanno breccia nelle menti di chi cerca eroi da imitare, in nome di idee e ideali – da noi giustamente giudicati falsi - ma che forse appaiono ad alcuni meglio del tiepidume di una vita di basso consumismo e ignavia.

La consolazione del tempo di Avvento sono i gesti e le parole di papà Francesco, ostico anche a molti cristiani di lungo corso. Tanto evangelico da essere ammirato ma non seguito, nel migliore dei casi.

Tempo di Natale

Siamo a Natale: vorrei una gioia condivisa e non solo una bella liturgia, propongo perciò un pranzo di Natale “porta e offri”, una novità qui. Le gente come reagirà? Si calcola che verranno una ventina di persone … ne arrivano 60 e io, deposti i paramenti, metto il grembiule e sono ai fornelli per cucinare 5 kg di risotto all’italiana, che sparisce in pochi minuti! È domenica e quindi molti hanno potuto venire sia alle s. Messe sia al pranzo. Alleluya.
Fuori il consumismo ha organizzato le “feste invernali” e così ci sono tante decorazioni e luci nei negozi anche in Turchia, cose estranee alla Nascita del Piccolo, ma che infine permettono ai cristiani di sentire aria di festa. Il Signore si serve di tutto.
La bontà delle persone si manifesta con telefonate inaspettate di pace e riconciliazione. Dopo un duro Avvento, sento il sapore del Natale e ringrazio di cuore. Triplice alleluia.
E alla vigilia di Natale arriva la notizia che uno dei finanziamenti è stato approvato. Alleluya anche per questo.

Nei giorni natalizi compio un vero tour de force in Italia per incontrare vescovi e gente comune,  gestire le risorse finanziarie, curare le varie cose burocratiche, i check up medici e soprattutto far conoscere cosa succede nel Vicariato e in Turchia. Giorni frenetici … e infatti mi ammalo.
Ma l’Epifania rintanato in camera a Padova non è poi così male.
Il primo dell’anno ero stato a Trento: conferenza - meditazione, omelia nella messa vespertina in cattedrale … tutto per fare la giusta propaganda alla pace, l’unica soluzione per i molti guai dell’umanità, come ricorda papa Francesco. Il collegamento tra Vicariato di Anatolia e diocesi di Trento, d’altronde è di lunga data e va coltivato.

Nel frattempo ogni giorno ricevo il report del monaco che sta visitando i rifugiati cristiani in Cappadocia: ogni giorno un’esperienza evangelica, passione e resurrezione.
Condivido le sue note con altri e anche questo è aiutare la pace. Le persone sono toccate interiormente da queste testimonianze e così la piccola chiesa di Anatolia dona il suo contributo per abbattere barriere di ignoranza e pregiudizi, indifferenza e paura.
A metà gennaio rientro in Turchia, dove già fervono i lavori di ristrutturazione dei locali parrocchiali.

Gennaio - Aprile
Quest’anno non abbiamo potuto celebrare a Tarso la “conversione” di s. Paolo nella chiesa trasformata in museo: per motivi di sicurezza ci hanno negato il permesso. Celebriamo perciò a Mersin la domenica 21 gennaio: la comunità ha preparato tutto benissimo e la festa dell’Apostolo delle genti si svolge bene, con buona partecipazione anche delle comunità di Adana, Iskenderun e Antiochia.

Arriva Franco della comunità del Mulino che resterà, in due tappe, un mese e mezzo: la sua dedizione e competenza nei lavori di ristrutturazione del convento è davvero notevole e si guadagna la stima dell’impresario locale. Io sono molto sollevato, anche se rimane a me il fare tante scelte su pavimenti, rivestimenti, sanitari, elettrodomestici, ecc. ecc. Non ne posso più! E l’handicap della lingua unita al poco gusto e accuratezza di questa arretrata Turchia del sud rendono faticoso lavorare.  È una lotta quotidiana, sostenuta in massima parte dal buon Franco.

Ai primi di febbraio visita pastorale a Trebisonda, nell’anniversario del martirio di d. Santoro: presenti la sorella, un simpatico sacerdote e una signora di Roma. Due giorni di “ritiro” e celebrazione con la comunità parrocchiale. Andiamo anche a Samsun per la ricognizione dello stato della chiesa e del convento, vuoti da anni. Sono in trattative per l’arrivo di due frati minori dall’Argentina: speriamo.
Viaggiando mi prendo una brutta influenza che per circa 3 settimane non mi permette i ritmi normali. La tosse è durissima da sconfiggere. Pago anche la mancanza di adeguate vacanze estive (ho fatto un solo bagno in mare nonostante viva sulla costa!): devo organizzare diversamente la mia prossima estate – è un proposito ferreo.
Marzo passa tra riunione della Conferenze Episcopale a Istanbul, incontro con i Gesuiti a Ankara, celebrazioni ad Antiochia e altrove, mentre continuano i lavori di ristrutturazione.
Vengono Mario del Mulino e Lorena di Maranà-tha: per vari giorni potano gli alberi di agrumi e vari altri. Un lavoro paziente e prezioso, assente da anni. Piantiamo anche un piccolo orto per avere radicchio e insalate che qui non si trovano: cosa ne verrà fuori? In ogni caso è emozionante piantare dei semi: non lo facevo da quando ero ragazzo dai nonni, a Ghezzano.
Con l’aumento progressivo della temperatura, ecco che affiorano i primi segnali di vita vegetale e poi in poco tempo l’esplosione: abbiamo radicchio e insalata in abbondanza! Che fedeltà quotidiana il Creatore! Che meraviglia, ormai sconosciuta a quella metà di umanità che vive nelle città! Il giardino e l’orto aiutano tanto anche la vita spirituale.
Dopo poco nasce anche il pollaio, in un angolino, e galline e pulcini per almeno due settimane sono il centro dell’attenzione di tutti! Altra meraviglia. E fioccano le uova freschissime.
Partiti gli altri, arriva Nicola del Mulino: fa un percorso di esercizi spirituali dividendo la giornata tra preghiera e lavori manuali, con le sue mani d’oro. Un’ottima esperienza, per lui e noi.
In un angolo di casa creiamo una piccola officina dove finalmente stanno gli attrezzi e tutto il resto, ben ordinati. Mi dà una grande gioia avere uno spazio e strumenti per piccoli lavori in casa e giardino. E chi verrà a dare una mano potrà trovare l’occorrente, senza perdere giornate in cerca di questo o quell’altro. Investo dei soldi in attrezzature: compressore, seghetto alternativo, levigatrice orbitale, tasselli, punte, viti, chiodi e così via. Ripariamo molte cose mezze rotte, grazie a Dio! Mi rendo conto di aver appreso molto dalla mia famiglia di origine e da cose che un tempo facevano parte della cultura pre-consumistica. Oggi si chiama bricolage, non so se è la stessa cosa. Di certo il lavoro manuale è un’altra occasione di imparare la vita nello Spirito. E infatti, in poco tempo, sia Franco che Nicola, con le loro capacità e cordialità, si conquistano la stima e simpatia di tutti, cristiani e musulmani: anche questo è dialogo tra popoli e religioni.

In Quaresima tengo le mie prime lectio sul cammino di Pietro a persone della comunità parrocchiale di Iskenderun. Un bel gruppo di laici prima di Natale aveva messo in piedi una rappresentazione teatrale sulla figura di Pietro, preparata con grande impegno per mesi. Ma non avevano lavorato sui brani relativi del Vangelo, riproposti un po’ tali e quali: quindi gli ho proposto di ritrovarci e approfondirli.
Preparavo un testo in italiano, poi lo facevo tradurre e quindi presentavo il brano evangelico in italiano con John che traduceva; quindi lasciavo il foglio in turco perché lo approfondissero a casa. Un’operazione piuttosto complessa! Qui tutto si basa sulla liturgia e la tradizione orale, ma francamente bisogna ripartire dalla Parola di Dio e i laici devono crescere nella loro propria scelta di fede, con consapevolezza, e non solo per appartenenza tradizionale e familiare.
Abbiamo appena iniziato, speriamo di continuare.
Anche quando vado in giro per le parrocchie cerco di scrivere l’omelia e lasciare un foglio. Sono altri semi deposti nel terreno, spesso arido – da questo punto di vista – perché mai coltivato e mai abituato a interagire col seme della Parola.
Molti problemi pastorali, mi accorgo, sono simili a quelli in Italia: il cattolicesimo deve rifondarsi sulla Parola e sull’assunzione da parte del laicato di cultura religiosa e volontà di essere protagonista; la chiesa clericale non ha futuro. Il Concilio Vaticano II, qui come da noi, deve ancora essere applicato. Soprattutto si deve ripartire dalle cose basiche e proprio qui, dove la chiesa è nata, si capiscono molte cose dell’evangelizzazione. La situazione attuale infatti non è così differente da quella di un tempo: i cristiani sono una piccolissima minoranza e se sono portatori di qualcosa di veramente nuovo sul piano umano e religioso, avranno un futuro. Altrimenti, viste anche le difficoltà esterne – ma quelle di un tempo erano peggiori! – scomparirà. Qui come in Europa.

A fine marzo arriva Donatella, già qui in ottobre, e aiuta i frati in molte cose della chiesa, aiutando in particolare nella settimana santa. Grazie a chi serve gratuitamente.

Io passo i giorni pasquali in Cappadocia, presso i rifugiati caldei e siriani, concelebrando le liturgie - con il monaco siriano venuto per l’occasione - in poverissime case o in saloni da matrimonio, affittati a volte a prezzi carissimi perché anche qui ci si lamenta dei rifugiati ma intanto li si sfrutta! Visitiamo i malati e parliamo con i capi comunità, quando ci sono, per capire come aiutarli.  
Liturgie e incontri in arabo, ovviamente, e così ancora una volta mi sento straniero. E le poche parole che mi affiorano sulla bocca, negli incontri, sono in turco! Col monaco e la fotografa francese che ci accompagna parlo in francese … insomma una Babele.
La fede dei rifugiati è grande, di alcuni eroica. Hanno passato e passano sofferenze difficilmente immaginabili. Raramente trovano lavoro oppure devono vendersi per pochi euro al giorno – come avviene anche in certi luoghi d’Italia. Molti bambini non vanno a scuola, non ricevono il catechismo, ignorano cosa è la chiesa. E i genitori patiscono terribilmente di questo, giustamente. I pastori delle loro chiese d’origine sono latitanti e anche questa è una delusione.
I rifugiati inoltre sono spesso culturalmente impreparati a capire cosa sta succedendo nel Medio Oriente e a riconoscere il “faraone” che causa la loro sofferenza: fuori e dentro di loro.
E un altro pericolo affligge loro come noi: rimpiangere il passato, sognare il futuro, invece di credere che il Signore si incontra nel presente, nella terra dell’esilio, nella valle di lacrime, nella tragedia, nella croce.
Avverto forte la necessità che i rifugiati imparino ad interpretare la loro situazione alla luce della storia della salvezza: non è la prima volta che il popolo di Dio si trova in esilio, all’estero, avendo perso tutto, anche religiosamente. Se i rifugiati conoscessero meglio il tempo dell’esilio babilonese di Israele e il messaggio dei profeti di quel periodo, sarebbero molto aiutati nell’interpretare bene la loro attuale situazione. Dico questo più volte nelle omelie, citando Geremia, il Secondo Isaia ecc. La Parola sarebbe davvero luce ai passi dolorosi di questi fratelli scappati dall’odio e dalla violenza e permetterebbe anche a noi di dar loro un aiuto che non sia solo economico.
Dolori e drammi a non finire dunque, ma anche grandi opportunità di far ri-nascere comunità cristiane, nella diaspora, come è stato per Israele e per la Chiesa, tante volte nella storia.
A volte mi verrebbe da fare come Francesco Saverio, scrivendo a quei preti in Europa che si sentono inutili o che passano il tempo in quisquiglie, burocrazia o perduti in infinite ricerche teologiche su qualche particolare secondario: venite! qui c’è un gregge che vi attende e che vi darebbe grandi soddisfazioni!
Ma certo non è tutto così semplice. Resta però il fatto che anche in seno a santa madre Chiesa ci sono quelli che hanno infinite possibilità e coloro che attendono anni per vedere battezzato un figlio. Signore manda operai nella tua messe più povera e abbandonata.

Nel frattempo è arrivata la bella notizia che il fondo dell’8x1000 finanzierà in parte la riapertura di alcune opere sociali della Caritas diocesana, cosa che mi sta molto a cuore fin dall’inizio. In Italia alcuni, anche tra i cattolici, storcono il naso di fronte a questa raccolta di fondi, ma francamente vedendo la serietà con cui vengono analizzati i progetti e il monitoraggio che verrà esercitato per verificare le spese, credo sia ingiustificata questa ostilità. Ci sono tanti di quegli enti che sperperano fiumi di denaro pubblico negli aiuti umanitari all’estero e in Italia, che bisognerebbe iniziare a far pulizia tra quelli invece di avere sempre nel mirino la chiesa cattolica. Ma la squallida mentalità laicista travestita da cattolica, come quella di Marine Le Pen e dei suoi ammiratori italiani, sembrano attrarre di più dell’umile lavoro di tanti presbiteri, suore e laici che servono i poveri.

Anche l’associazione Agata Smeralda e la diocesi di Bologna ci danno un bell’aiuto per riaprire la Caritas. Così anche singole persone. Grazie fratelli, di cuore! Le collette per le chiese sorelle, inaugurate da s. Paolo, continuano fino ad oggi, segno distintivo del cristianesimo.

Di nuovo la stesura del blog si interrompe e riprendo oggi, scrivendo “in diretta”: da 7 giorni accompagno un gruppo di pellegrini cristiani in visita alle comunità e ai luoghi biblici. Sono tutti molto contenti: le comunità locali perché si sentono visitate dai cristiani e si sentono meno abbandonate, e i pellegrini perché scoprono i mille volti di questa paese e di questo cristianesimo, una ricchezza culturale e spirituale che apre nuovi orizzonti. Lode a te o Signore!
Oggi, ultimo giorno, è dedicato all’incontro con i rifugiati cristiani in Cappadocia. L’ascolto è intenso come intensa è la loro comunicazione. Le ore volano, difficili da raccontare. Lapidaria l’affermazione di uno di loro, iracheno: da noi prima c’era un ladro (Saddam), adesso ce ne sono centinaia, da tanti paesi. Ci sentiamo molto impotenti … piantiamo solo dei granelli di senape che solo Dio può far crescere. Subito facciamo una colletta per le famiglie più povere e in prospettiva ci impegniamo a sostenere alcuni corsi di lingue per i loro bambini che non vanno a scuola. Ma di nuovo la loro richiesta è di pastori che radunino il gregge. Chi risponderà a questa chiamata?

sabato 5 novembre 2016

Autunno 2016



Aeroporto di Istanbul, 25 ott. 2016
Per la sesta volta in due mesi sono in transito dall’apt di Istanbul: sono un vescovo piccione viaggiatore. Confesso la fatica del viaggiare: tira su e giù la valigia un numero imprecisato di volte – ovviamente è pesante perché non rinunci a portare il pezzo di prosciutto o di parmigiano  – passa infinite volte dagli inutili controlli della sicurezza (apri, estrai, accendi il computer, spegni il computer, svuota le tasche, stai in attesa in piedi, la scomodità delle tante ore negli aeroporti per chi non ha accesso alle sale VIP … e i sedili degli aerei sempre più ravvicinati anche se non sono low cost … e spesso pur arrivando presto al check in non riesci a farti dare un posto nella fila del portellone di emergenza perché l’impiegato di turno si sbaglia o se ne frega dicendoti sì e scopri infuriato che è no. Poi cambiare spesso letto - quasi sempre corti e scomodi per la mia spina dorsale: solo ora capisco la ritrosia di mia madre ad andare qualche giorno via per non dover cambiare letto … E gli sbalzi di temperatura perché per es. esco alle 5 del mattino da casa a Iskenderun, fanno già 28° afosi e arrivo alla fermata della navetta che sono già fradicio, monto su e il bus naturalmente è gelato perché qui usa così, per cui anche se viaggio come un deficiente col cappello da sole in testa sul bus, suscitando occhiate stupite dei passeggeri … comunque una volta su due, in quei 50 minuti, si bloccano i bronchi ecc. Oppure parto, come stamani, dalla Cappadocia, 0 gradi (siamo a 1350 mt), arrivi a Istanbul 25° e atterri in Italia a 18° per cui leva, metti, cambia. Insomma tutte stupidaggini di cui nemmeno mi accorgevo anche solo 10 anni fa: Bizzeti, benvenuto nel club degli anziani veri! Ora smettila di lagnarti e và avanti verso la mèta, che ormai non è lontana.
Certo, potrei stare sempre in TK, ma per fare qualcosa per la TK devi in realtà venire in Italia e poi il bello della TK è che ti aiuta a leggere meglio il Vangelo per gli italiani e quindi come rinunciare a edificare ponti?

Quando ci riesco, mi aiuta molto riflettere sui viaggi degli Apostoli, sulle loro fatiche, infinitamente più grandi delle mie: «tre volte ho fatto naufragio, ho trascorso un giorno e una notte in balìa delle onde. Viaggi innumerevoli, pericoli di fiumi, pericoli di briganti, pericoli dai miei connazionali, pericoli dai pagani, pericoli nella città, pericoli nel deserto, pericoli sul mare, pericoli da parte di falsi fratelli; fatica e travaglio, veglie senza numero, fame e sete, frequenti digiuni, freddo e nudità» (2Cor 11,25ss). Cosa vi spingeva? Quali sogni portavate in cuore? Quale tesoro avevate scoperto per bruciare dalla voglia di portarlo fino ai confini estremi della terra? 

Così mi riallaccio a dove ci siamo lasciati nella scorsa puntata, ovvero all’inizio del Saint Paul Trail col gruppetto di “future guide”. Tutto è andato bene e i nuovi hanno confermato in pieno la validità del percorso, anche se alcuni di loro mai faranno la guida del SPT per vari motivi. Così abbiamo già programmato una prossima edizione per un gruppo di capi scouts l’anno prossimo, ai primi di luglio. Io farò la mia parte, il resto frà Paolo Raffaele, parroco di Antiochia che ha sposato l’iniziativa.

Purtroppo la mattina del rientro, il 31 agosto, è arrivata la dolorosa notizia che il Vittorio Confalonieri, amico e cuoco impagabile a Carezza, aveva avuto un grosso ictus …; ci ha lasciati definitivamente, dopo due mesi di coma, il 22 ottobre. Non dubito che riposa nella pace, ma questo evento mi ha segnato molto, dico la verità, e mi ha indotto fino ad ora a riflettere non poco. La morte di una persona buona, amica, di un collaboratore … non è certo una novità nella mia vita, ma stavolta mi ha preso in contropiede, in un periodo già segnato da stravolgimenti. Di fronte alla morte, molte cose si chiariscono e assumono le loro vere dimensioni: la necessità di consegnare la propria vita nelle mani di Dio, la pace tra noi, il perdono da dare sempre, l’imminenza del giudizio di Dio … appaiono come le cose veramente importanti e a cui essere sempre pronti. Io non lo sono. Chiedo al Signore ancora un po’ di pazienza con me.

2 novembre
Riprendo a scrivere proprio nel giorno in cui la Chiesa ci invita a pregare per i nostri morti e a far memoria delle loro vite: Signore accogli tutti nella PACE, soprattutto chi non può vantare meriti, così che risplenda la GRATUITA’ del tuo amore e l’Accusatore rimanga senza preda. 

Settembre 11-18: ho partecipato alla settimana organizzata dalla s. Sede per i vescovi consacrati nell’ultimo anno. È stata un’esperienza importante e molto impegnativa: dalle 07.15 alle 22.45, a parte la pausa dopo pranzo, eravamo sempre impegnati. Eravamo 160 vescovi da tutto il mondo, un’esperienza di chiesa intensa, in cui penso siamo diventati un po’ più “cattolici”, più universali. Molti, come me senza alle spalle itinerari curiali o istituzionali, piuttosto smarriti. In generale ho avuto davvero un’ottima impressione di quelli con cui ho parlato.
Attraverso le conferenze, gruppi di condivisione ecc. ho avuto modo di crescere nella consapevolezza delle responsabilità del ministero che mi è stato affidato. Mi sono sentito davvero piccolo e poco adeguato. Con rinnovata chiarezza però ho sentito che il Signore mi chiama a servire la chiesa, sposa di Cristo; sposa per la quale sono chiamato a rappresentare Cristo sposo: mi fa tremare i polsi, tuttavia la logica di Dio rimane quella 1Cor 1,21ss. Il Signore chiama a volte i più inadatti,  addirittura gli “ignobili e quelli che non sono” perché risplenda chiaramente che è Lui a guidare davvero la Chiesa e che nessuno può gloriarsi di alcunché davanti a Dio. Mi rassicura che i miei limiti e sbagli come pastore non sono al di fuori del suo piano di salvezza. Ma anche mi sento ulteriormente responsabilizzato verso l’intero Vicariato di Anatolia, senza legarmi a nessuna realtà particolare, in Turchia o in Italia che sia. Anzi, siamo stati richiamati a considerare non solo la diocesi affidata a ciascuno, ma ad essere solidali col Santo Padre nella cura della Chiesa universale. Un team mondiale chiamato a camminare insieme.
Tra le tante, la relazione sul mondo di internet è stata quella più provocatoria, non solo perché viviamo in una stanza di vetro e quindi un vescovo deve essere molto prudente nel parlare di cose e persone, ma soprattutto perché si aprono mille modalità nuove per l’annuncio del Vangelo e per creare comunione, vicinanza ecc. Come Chiesa siamo analfabeti per adesso, ma esistono qua e là nel mondo iniziative molto interessanti.

Il discorso poi che ci ha rivolto il Papa e gli spunti di preghiera nella giornata di ritiro … ci hanno fatto pelo e contropelo. Ne sono uscito barcollante … e con una buona confessione generale. Che bello questo sacramento in cui mettiamo sulle spalle robuste di Cristo le croci dei nostri peccati!

Al Mulino e a Padova successivamente, tanti incontri, tante persone buone che hanno fiducia in me, tante vicende … proprio quello che ci vuole per salire in cielo e scendere negli inferi, come dice la Scrittura, toccando con mano le meraviglie che il Signore opera attraverso di me e l’abisso del mio disordine che provoca pasticci; per grazia di Dio lo vedono solo alcuni vicini a cui tocca di diventare santi! Bellissima la sorpresa di festeggiare, oltre al mio compleanno, anche il 50° di Compagnia invitando alcuni Gesuiti compagni di cammino. Sono grato a tutti coloro che hanno reso possibile questo evento!

Bello rivedere gli amici dell’AGEVO il 23 e 24 settembre per la tre giorni annuale di formazione biblica. Una forte base biblica è indispensabile per comprendere la dinamica degli Esercizi ed è bello vedere come tante cose degli EESS diventano più comprensibili quando si ha familiarità con la storia della salvezza. Quest’anno la storia della regalità in Israele ha illuminato molto la meditazione del re eterno a partire dal re temporale.

Appena tornato a Iskenderun, due giorni pieni con tutti gli operatori pastorali del Vicariato: preti, suore, laici. Come fu a febbraio, il Signore ci ha donato un bello scambio fraterno, robusto e operativo. Eravamo in 18 e abbiamo sentito l’esigenza di mettere in moto alcuni progetti formativi, per noi e per i laici. Vediamo cosa riusciamo a fare con la povertà di forze in campo.
A Iskenderun intanto p. Lucian è divenuto parroco, aiutato da p. Julius, nigeriano, cinquantenne. La vita in casa si svolge in modo sereno e la prima riunione con le persone della parrocchia per rilanciare le attività è stata promettente, grazie a Dio.

Continuano invece le tribolazioni sugli edifici, affitti, lavori ecc. Tutto si rivela più estenuante del previsto e io e John ogni giorno dobbiamo lasciar da parte le cose programmate per affrontare emergenze, ritardi, rotture, introiti mancanti ecc.

La bella novità di ottobre è l’arrivo di Donatella, una laica italiana, in pensione da poco, che resterà un po’ di tempo con noi. Molto discreta e disponibile, sta lavorando al nuovo sito della diocesi ma aiuta anche in mille cose pratiche, come “cartare” e riverniciare le zanzariere. Alle liturgie, a pranzo e cena … la sua presenza femminile è proprio un arricchimento per tutti. Verso fine novembre rientrerà in Italia.

I lavori di aggiornamento, manutenzione ecc. all’eremo in Cappadocia stanno ormai terminando e ne siamo soddisfatti. Provvisoriamente ci stanno 3 suore che visitano i rifugiati: la loro convivenza e servizio stanno andando bene e speriamo possano passare ad una fase stabile, collocandosi in un luogo funzionale al portare “la visita del Signore” ai cristiani rifugiati che non hanno punti di riferimento e sentono tanto il bisogno di non essere dimenticati anche dalla Chiesa. L’eremo è ora pronto per ricevere una piccola presenza monastica: il Signore ispiri qualche istituto religioso ad essere il “cuore orante” della nostra piccola chiesa di Anatolia!

Vi risparmio la cronaca di altri eventi come la conferenza ai Padri Cappuccini per il convegno missionario, il memorabile incontro con il Vescovo Zuppi a Maranà-tha, la conferenza a Pisa di introduzione al libro degli Atti, la cena e incontro a Montecatini per una raccolta fondi Caritas, insieme al vescovo Filippini, ecc.

Nel ponte dei Santi ho letto l’Autobiografia di Ignazio con il gruppo Famiglie Oltre e la comunità Bethesda, in vista del cammino di divenire CVX (Comunità di Vita Cristiana – l’associazione laicale di spiritualità ignaziana che affianca i Gesuiti fin dagli albori della Compagnia). Un testo davvero così denso - quando letto e spiegato con calma – che ha suscitato tanto interesse. E che ha rimesso anche me di fronte alla grande distanza che mi separa dal padre Ignazio. Tuttavia la sua acutezza nel discernere gli spiriti è maturata sulla base di tanti errori, ingenuità e cantonate che lascia l’animo aperto alla speranza. Ignazio è formidabile nell’istruire su quei molti errori che si fanno in nome del bene, sia con se stessi che con gli altri, soprattutto quando si è persone che vogliono qualcosa di grande. I pericoli più grandi nella vita non sono le cadute, i peccati, gli errori, ma quel finto bene che porta a dividerci dalla nostra storia - privilegiando l’io ideale su quello reale – e dagli altri, per un malinteso avvicinamento a Dio. La religione allora diventa uno strumento raffinato nelle astute trame del divisore, come vediamo anche nel mondo contemporaneo. Ignazio è diventato progressivamente mite: all’inizio era rigido con se stesso e con gli altri (pensate all’episodio del Moro, all’attrazione verso il suicidio, alle privazioni senza criterio …). Così ci ha detto il Papa di recente: «Dietro la rigidità c’è qualcosa di nascosto nella vita di una persona. La rigidità non è un dono di Dio. La mitezza, sì; la bontà, sì; la benevolenza, sì; il perdono, sì. Ma la rigidità no! … i rigidi soffrono … perché non riescono ad avere la libertà dei figli di Dio; non sanno come si cammina nella Legge del Signore e non sono beati. E soffrono tanto! Sembrano buoni, perché seguono la Legge; ma dietro c’è qualcosa che non li fa buoni: o sono cattivi, ipocriti o sono malati. Soffrono!» (a s. Marta il 24.10).

Nella festa di Ognissanti abbiamo ricordato sobriamente la mia ordinazione episcopale e ringrazio ancora tutti coloro che vennero, lavorarono, pregarono per me in quel giorno da Regno dei Cieli! Siete stati e siete una meraviglia!  
Continuate a pregare per me, per il Vicariato di Anatolia e per la Turchia. Grazie.