venerdì 1 luglio 2016

30 giugno 2016


Cari amici nonostante io lavori molto, dentro di me si assommano pigrizia e perfezionismo quando, in certi momenti, devo affrontare cose per me preziose come il raccontarvi nel blog le mie vicende.
Ormai sono passati due mesi da quando sono venuto dall’Italia: due mesi molto intensi, la seconda tappa della mia nuova vita turca. La prima tappa si era conclusa a metà di aprile quando sono rientrato in Italia, ma soprattutto quando è terminato il grosso dei lavori di ristrutturazione dell'appartamento, ricavato nel vecchio convento.

Il rientro in Italia fu segnato anche da una certo timore perché avevo preso molti impegni nei giorni italiani. Per questa prima volta ok, ma sarà l’unica! Domenica 17 aprile ero nella parrocchia di Empoli, dove sono stato accolto con molto affetto dal parroco e da tutta la comunità parrocchiale che aveva raccolto dei fondi per le attività lanciate a novembre: ho celebrato l'Eucaristia e ho raccontato qualcosa della mia missione. Il pomeriggio c'era a Firenze uno spettacolo organizzato da Agata Smeralda  - una onlus che tanto mi ha aiutato - con un gruppo di giovani di Empoli: un breve saluto, ma anche l’occasione per salutare persone che non vedevo da tempo immemorabile. La sera di corsa su al Mulino da cui sono ripartito la mattina dopo, per scendere poi di nuovo a Firenze per alcuni incontri; ma la sera stessa di lunedì 18 ero già a Roma per incontrare “le colonne”, come faceva Paolo (Gal 2,9). Sono rientrato da Roma di corsa perché mercoledì 20 avevo a Firenze incontri con una fondazione. Ma la sera ero già all'Antonianum per un incontro con la gente: sono arrivato molto stanco ma ricordo bene che proprio la stanchezza alla fine fu preziosa perché mi permise di parlare con calma. È stato veramente un bel momento, come tornare in famiglia: sono grato a tutti coloro che vennero. Nei due giorni successivi tanti incontri, con la comunità Bethesda e con altre persone. Venerdì sera 22, nella sala della Basilica di Sant'Antonio, presentazione del libro di don Giorgio Ronzoni sui movimenti ecclesiali (Le sètte sorelle, ediz Messaggero, Padova): una bella serata anche quella, sia per il libro molto significativo che vi invito a leggere, che per l'accoglienza della gente e per la sintonia tra noi due. Dal 23 al 25 tre bellissimi giorni con il gruppo Famiglie Oltre, sopra Possagno, in un santuario con vista splendida e cucina ottima! Padre Guido ci introdusse in poche ore alla tematica della giustizia riparativa, che ci permise di lavorare a lungo sull'onda delle cose significative che avevamo ascoltato. L'altro impegno a cui tenevo molto è stato quello di martedì 26 all'Università di Padova, con una relazione su giustizia e misericordia nella Bibbia. Valentina e Marco Cian avevano organizzato alla perfezione questo significativo momento per far conoscere in ambito universitario la tematica del Giubileo della Misericordia, la cui bolla di indizione avevamo meditato a Carezza durante Bibbia e Neve. Si sono succedute quattro relazioni: con gioia vi comunico che verranno raccolte in un libro. Notevole fu la sintonia tra i relatori, tutti praticamente concordi nel sostenere che solo la misericordia è capace di sbloccare certe situazioni di male. Il giorno dopo, di corsa a Milano per incontrare alcune persone tra cui il caro amico Luciano Manicardi, a cui ho presentato la richiesta di apertura di una succursale di Bose nel Vicariato di Anatolia. Molto cordiale l’accoglienza del progetto … ma purtroppo non è possibile per loro aprire altri fronti, come mi comunicarono un mese dopo. Peccato! Ma non dispero per il futuro: aprire una comunità che si interessi al patrimonio spirituale delle chiese orientali in questo luogo, crocevia tra la Siria, la Cappadocia, l’Irak ecc, sono convinto che sarebbe molto interessante. Qui c’è una bella biblioteca, creata da mons. Padovese, ci sono stanze e aule attrezzate per tenere dei seminari di studio, incontri ecc.
A Milano ho incontrato anche A. N. e la sua equipe che mi accompagnano nella gestione finanziaria del Vicariato. Ma il momento più emozionante è stato reincontrare A., dopo oltre 20 anni. L’amicizia degli anni ’70 è ripresa come per incanto. Il ritorno a Padova fu in auto con il caro Maurizio, così avemmo la possibilità di fare quattro belle chiacchiere altrimenti impossibili, vista la sua agendina, peggiore della mia!
Mattina dopo di nuovo a Firenze per l’assemblea annuale degli Amici del Medio Oriente: molto breve ma intensa, rientrando la sera stessa a Padova. Sabato 30 ero a Bologna per un momento per me estremamente commovente, vissuto come in un sogno: infatti l’arcivescovo Luppi mi aveva chiesto di presiedere la Messa per la venuta della Madonna di San Luca in città (una volta l'anno il quadro della Madonna di San Luca dal santuario sulla collina scende giù in città: è un momento molto significativo per tutta la città). La città mi è molto cara avendoci vissuto,  in due periodi, 24 anni: vi ho fatto l'università, dopo l'ordinazione sacerdotale, e lì ho vissuto i miei primi anni da giovane presbitero; lì sono nati i gruppi Servire la Buona Notizia, la comunità Marana-tha, la CVX Pedro Arrupe e mille altre relazioni e iniziative. Lì sono stato 12 anni direttore di Villa San Giuseppe, dove ho vissuto momenti indimenticabili. Dopo la Messa, un'intervista: potete trovarla al link
https://www.youtube.com/watch?v=OLNgVTPEGZY.
Il 1° maggio alla festa della comunità Maranà-tha, cosa buona e giusta. Per la prima volta dopo 30 anni consecutivi di bel tempo - anche quando tutto intorno pioveva - quest'anno invece la pioggia! Un segno che non cambiava solo la mia vita!
Sono state poche ore, ma è sempre molto commovente per me rivedere tante persone e constatare come il Signore è fedele ai sogni che ci mise nel cuore leggendo il libro degli Atti degli Apostoli: una vita condivisa e aperta agli altri, specie a chi è in difficoltà, È POSSIBILE (è anche il nome della nostra Fondazione).
Mentre scorrevano questi giorni di fine aprile, preparavo la partenza  con il pulmino acquistato dalla comunità di Padova per la Turchia avendo come compagno Luciano della comunità del Mulino: siamo a lunedì 2 maggio. Scesi ad Ancona e saliti sul traghetto, la mattina dopo eravamo in Grecia, accolti da un forte temporale che non ci ha impedito tuttavia di percorrere bene questa meravigliosa autostrada che ripercorre il tracciato dell'antica Via Egnatia. È la via percorsa da s. Paolo e da tante generazioni di cristiani che andavano a Roma o che ritornavano da Roma nelle comunità cristiane del Medio Oriente. Il viaggio è filato via liscio, con un po' di incertezze su quanto sarebbe capitato alla dogana: avevo tutto in regola, tuttavia le barriere doganali e di frontiera mi mettono sempre inquietudine; benedetto chi le abolisce! La polizia di frontiera turca comunque è stata molto gentile e così la sera del giorno 3 maggio alle 19.00 circa entravamo in territorio turco! Sotto un diluvio d’acqua e in mezzo ad un fiume di auto, abbiamo finalmente attraversato il Ponte sul Bosforo, uno dei punti dove più facilmente si possono perdere alcune ore. Tutto ok e in un piccolo albergo in terra asiatica abbiamo passato la notte. Al mattino del 4, ci siamo messi in viaggio per gli altri 1000 chilometri che ci attendevano, arrivando finalmente a Iskenderun per cena.
Sono stati due giorni e mezzo di viaggio molto belli che ricordo ancora con piacere: con Luciano tutto benissimo e con il pulmino anche. Abbiamo viaggiato sempre col fresco e anche se in alcuni punti abbiamo avuto dei temporali, abbiamo potuto tenere un'ottima media e con una giusta stanchezza siamo arrivati a destinazione. Il viaggio via terra è molto diverso da quello in aereo, che è comodo ma è anche un grande inganno: si arriva rapidamente e non ci si rende conto del lungo tragitto; da Padova a Iskenderun sono circa 2400 km più una notte in mare. Viaggiando via terra, pian piano ci si rende meglio conto della distanza tra i due paesi, non solo geografica ma anche riguardo a usi, costumi, paesaggi, ecc. La Grecia l’abbiamo trovata in condizioni piuttosto miserevoli, mentre entrando in Turchia ci sembrava di rientrare in Europa. Un viaggio lungo dunque, però vale la spesa farlo, per chi ha un po’ di tempo a disposizione: non ci sono difficoltà, è tutta autostrada o superstrada, i panorami sono molto belli e la gente dovunque molto cordiale.
Appena rientrato ho trovato la sorpresa: quelli di casa avevano portato tutto nella nuova abitazione! Ho apprezzato la generosità di queste persone. Dopo però è cominciato un periodo abbastanza faticoso fino ad oggi, con corse in tanti negozi per prendere questo o quell'altro, per vedere come adattare i mobili alla nuova sistemazione, per verificare che tutto funzionasse. Ma la presenza di Luciano è stata preziosissima perché ha fatto con precisione e competenza mille lavoretti di rifinitura. In questo mese di giugno ho molto rimpianto non avere vicino uno pari a lui.
Arrivato dunque il 3 sera, il 7 mattina ero già di nuovo in aereo per andare ad Ankara: dovevo ricevere una delegazione della Conferenza episcopale svizzera interessata all’ecumenismo e ai rapporti con la Turchia. Siamo stati insieme più di un giorno: colloqui impegnativi per via delle varie lingue usate e degli argomenti. Sicuramente un'altra occasione per raccontare un poco quello che qui la Chiesa vive.
Appena rientrato, ho continuato nei lavori per sistemare la casa. Il pensiero però era al pellegrinaggio nella terra del Santo che di lì a poco sarebbe iniziato; infatti il 21 maggio sono partito per Israele con tre sacerdoti del Vicariato a cui ho offerto questa possibilità insieme ai pellegrini italiani. Il gruppo è stato veramente molto bravo sebbene molto eterogeneo e quest'anno per la prima volta c'era anche una famiglia (V. e M. con Pietro di 9 anni, bravissimo veramente; ha seguito tutto con molta attenzione e intelligenza). Il pellegrinaggio è stato molto intenso per tutti e ancora una volta credo che segni una svolta nella vita di fede di tutti, come mi hanno attestato alcune lettere dei pellegrini successivamente. Per me è stato però abbastanza stancante - nonostante l'aiuto di Luca Bombelli preziosissimo compagno e guida - tanto che poi negli ultimi giorni mi sono anche un po' ammalato (come succede facilmente quando si è un po’ affaticati). Passano gli anni, è un fatto.  
Sono rientrato volentieri a Iskenderun il 2 giugno sera. Dopo nemmeno una settimana però ero di nuovo sull'aereo per andare a Istanbul per l'ordinazione di padre Rubén Tierrablanca come nuovo vescovo di Istanbul. Io ero uno dei tre vescovi ordinandi: il dono che ho ricevuto a novembre l’ho già ridonato ben due volte! È stata una bella liturgia, molto partecipata, con canti in varie lingue ecc. In pochi luoghi al mondo si può vivere questa varietà delle chiese cristiane riunite come a Istanbul per queste occasioni. Il giorno dopo vari incontri e visite e la sera la Messa di ringraziamento con il neopiscopo Rubén. Il giorno dopo una grande celebrazione nella parrocchia più grossa e più significativa di Istanbul, quella dedicata a S. Antonio, officiata dai Padri Conventuali, che avevano organizzato tutto in modo molto solenne.
Al rientro a casa è scoppiato il caldo umido che ha segnato quest'ultimo periodo: la vita è diventata faticosa col termometro a 40 gradi e con il 60% di umidità!
Il 10 giugno ci ha visitato la Madre Generale delle Figlie della Chiesa, con una consigliera e le nostre suore ti Tarso: la loro presenza è una benedizione, speriamo nella continuità!
Il 19 giugno qui in parrocchia ho donato  per la prima volta Gesù eucarestia a 1 bambina e a 3 bambini, di cui uno figlio di rifugiati siriani.
Il 24-25 sono stato in Cappadocia, incontrando un comitato cristiano di iracheni rifugiati: persone che hanno vissuto drammi terribili, inimmaginabili. Alcune famiglie nel giro di poche ore hanno dovuto lasciare TUTTO e fuggire senza mèta.  I bambini senza scuola da due anni, gli uomini senza lavoro, la speranza a terra. In tutto questo dramma, chiedono come prima cosa qualcuno che celebri la s. Messa. Sono rimasto fortemente impressionato.
Quest’ultima settimana, la festa di s. Paolo a Tarso, domenica 26, e quella di s. Pietro ad Antiochia ieri: momenti solenni, con partecipazione devota e accurata della gente. Ieri era presente anche il nuovo Nunzio, mons. Paul Russel, americano, molto gentile.
Infine la strage all’aeroporto, terribile! Ritengo che le radici vengano dal profondo, da chi predica odio, divisione e disprezzo degli altri, da chi esalta il potere e non il servizio. Una profonda ignoranza colpisce oggi molta gente che si fida di predicatori della lotta per la supremazia del proprio gruppo, quale che esso sia. E che predica la divisione. La divisione sta minando anche l’Europa e se continuiamo così, perdendo il patrimonio culturale e spirituale dei padri fondatori della UE, ben presto anche da noi ci sarà la guerra civile. L’indifferenza per anni su quanto succedeva in Medio Oriente o addirittura la complicità attraverso il commercio delle armi, ha creato i presupposti per una violenza che non ha confini. P. Paolo Dall’Oglio lo aveva previsto e detto con chiarezza. Nessuno lo ascoltava. Ma la sua intuizione rimane giusta: solo nel rispetto e nel dialogo può crescere una vita civile ed evitare la demonizzazione del nemico che porta alla violenza.

Rileggendo questi 2 mesi, faccio alcune considerazioni per una rilettura aldilà della cronaca.
Le due settimane italiane sono state ricchissime di impegni pastorali in cui ho potuto donare qualcosa anche grazie a quanto vivo in questa piccola chiesa sperduta. In Italia ci sono mille possibilità di cui forse non si gode abbastanza: lo penso ogni giorno. Mi domando anche se i cristiani in Italia non cerchino di conciliare tutto finendo per mettere la fede all’ultimo posto. La vita certo in Italia è stressante più che qui, nel profondo sud (diverso è Istanbul o altre città), e il nostro benessere, ricco di molte possibilità mi sembra a volte costi un prezzo esistenziale fin troppo caro. Nuovi modelli di sviluppo si impongono, lavorando meno. Così come si impone un maggiore impegno civile per arginare il diffondersi degli integralismi e del disimpegno. Mi colpisce l’uscita dalla UE della Gran Bretagna più ancora che per il fatto in se stesso, per la profonda divisione che adesso segna la vita degli inglesi: metà popolazione non si rispecchia nell’altra; questo è terribile. Il divisore è all’opera nei nostri paesi, aizzando allo scontro e alla divisione. Trovo sconcertante che anche da noi improvvisati politici che offendono apertamente il prossimo, anche con linguaggio da bettola, trovino tanto seguito. In Spagna da molto tempo non si riesce formare un governo. Alcuni paesi della UE prendono decisioni unilaterali verso i rifugiati. Anche negli USA assistiamo a dichiarazioni di possibili presidenti segnate dal disprezzo e dalla chiusura indiscriminata. Tutto questo non costruisce la pace. 70 anni senza guerra in Europa dovrebbero essere custoditi dentro ciascun paese e tra i paesi, nel profondo rispetto dell’avversario. Sembra risorgano invece messianismi fasulli che inducono a pensare che basta un cambio di leader, di partito, di linea … per risolvere i problemi. È un’illusione.
Il mio progetto per l’episcopio a Iskenderun rimane quello di formare una comunità mista di sacerdoti, laici, religiose e anche una famiglia: lo spazio e le possibilità ci sono. Solo la comunità, la chiesa, può essere il propulsore della testimonianza cristiana, non il singolo, nemmeno se vescovo. In questo le chiese orientali sono avanti rispetto a noi latini, molto incentrati sulla persona del prete.
Ho bisogno anche di qualcuno che mi aiuti nella vita ordinaria: tra lavori di segreteria, tenere pulita la casa, preparare le valigie e l’attrezzatura da vescovo per le varie cerimonie … non ho il tempo di leggere nemmeno un articolo. In Italia ci sono tanti pensionati/e con le mani d’oro e la testa sveglia: nessuno vuol venire ad aiutare questo vescovo? In passato era normale che le stazioni missionarie vedessero la presenza di volontari per alcuni periodi. Coraggio, qui non ci sono pericoli e si serve il Regno di Dio gratuitamente. E non ci si perde in un bicchier d’acqua o in cose di nessun valore!
Ritengo fondamentale anche la presenza della vita monastica, soprattutto femminile. Sarò grato a chi mi aiuta a sensibilizzare comunità religiose in questa direzione; anche segnalandomi qualche istituto da contattare.
La vita del Vicariato procede, pur tra mille ritardi e difficoltà, per es. nel mettere ordine nei titoli di proprietà e nella definizione dei confini: è davvero logorante lavorare con certe istituzioni burocratiche, nostre o altrui.
L’aiuto ai rifugiati cristiani e ai poveri (con la riapertura della Caritas), il rilancio della vita pastorale attraverso la formazione del laicato, la costituzione di una comunità articolata, l’apertura a presenze monastiche, costruire ponti con le comunità cristiane italiane per uno scambio di doni e infine la valorizzazione degli immobili e la loro urgente manutenzione dopo anni di abbandono: questi gli obbiettivi che ho costantemente nel cuore e nella mente.
Continuate a pregare per me, per queste chiese, per questo meraviglioso paese che merita di essere visitato. Il terrorismo è un problema dovunque e non solo di qui; la violenza non abita qui più che altrove: ci sono stati più morti in un anno negli USA a causa di pazzi armati che non in Turchia in dieci anni.
In ogni caso, stando nel Vicariato da molti mesi ormai, mi rendo conto che la vita dei popoli e delle chiese dipende spesso da poche persone e che l’autorità è buona solo se è servizio al bene comune, altrimenti è demoniaca più di ogni altra cosa. Soprattutto mi convinco sempre più che solo il nostro amato Signore che si è manifestato in Gesù e attraverso molti profeti, può salvare le nostre povere vite. A Lui la lode per sempre e il nostro grido sia quello della chiesa di sempre (1Cor 16,22 e Ap22,20): Maranà-tha, Vieni Signore!

4 commenti:

Aronne Galeotti ha detto...

Leggendoti, mi e'sembrato di essere al tuo fianco mentre accadevano le cose che hai descritto; riesci ad essere vicino sempre; GRAZIE!
Un grande abbraccio.

Cristina Mannari ha detto...

Grazie infinite per riportarCi al tesoro del nostro cuore:il Signore Gesù!Grazie infinite per metterci in guardia di fronte al nemico! Un abbraccio Cristina Mannari

Cristina Mannari ha detto...

Grazie infinite per riportarCi al tesoro del nostro cuore:il Signore Gesù!Grazie infinite per metterci in guardia di fronte al nemico! Un abbraccio Cristina Mannari

EldaMaria Follone ha detto...

Grazie per la tua accurata descrizione della realta' della "missione". Un po' di anni in meno mia vrebbero fatto "partire in quarta". Prego che il Signore interevenga e ti dia quello che serve...Con stima e affetto

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