lunedì 9 ottobre 2017

Continuamente rimandando, ma finalmente sul blog




10 luglio 2017 – aeroporto di Istanbul in partenza per Bologna …
inizio a scrivere la nuova puntata del blog.
A dir la verità preferirei farmi una vacanza al mare in Montenegro, ma il dovere mi richiama sul suolo patrio … e poi vuoi mettere i 40° gradi che mi aspettano in Italia con le brezze marine dell’Adriatico orientale! Partendo dai 40° di Iskenderun sarebbe uno choc troppo forte, meglio atterrare stasera nell’afa bolognese!
Smetto di divagare e torno con la memoria al 30 aprile, giorno in cui ci siamo lasciati, alla fine dello splendido pellegrinaggio terminato col toccante incontro con alcuni rifugiati iracheni, nella meravigliosa Cappadocia.
Atterro dunque a Napoli col volo diretto Turkish da Istanbul, domenica 30 aprile sera: l’impatto con l’aeroporto mi induce a paragoni poco lusinghieri tra Italia e Turchia. Piccolo, sporco e col nastro di riconsegna dei bagagli che a causa di una rottura in un angolo si è trasformato in un tritatutto. Noi passeggeri ci affanniamo ad agguantare le valigie, mentre gli inservienti osservano indisturbati. Ahimè, che tristezza. Nei giorni successivi lo sporco e lo sfacelo di varie luoghi italiani, mi fanno davvero pensare che siamo un paese ormai fermo, per quanto sempre bellissimo.
Per fortuna c’è a prendermi p. Carlo Casalone ed è facile tornare a sorridere grazie al suo umorismo.
Ma con Carlo si parla ovviamente di tante cose serie; tra l’altro mi conferma quanto già varie persone mi avevano detto: la chiesa cattolica è l’unica organizzazione capace in qualche modo di opporsi alla camorra, capace di offrire una alternativa. In effetti incontro un paio di parrocchie molto ben organizzate, che offrono moltissimi servizi di supplenza in una situazione di evidente assenza dello stato, per non dire di collusione. Forse per questo non c’è stato il crollo delle vocazioni sacerdotali in queste diocesi campane. Il prete è una figura stimata perché realmente al servizio di tantissime persone.
A Napoli resto due giorni, accolto con affetto dalla comunità dei Gesuiti e dai responsabili del Seminario diocesano di Capodimonte dove si trova il seminarista del Vicariato di Anatolia, Nicola Dinc Dincer, di Antiochia. Due giorni intensi di confronto con lui e i suoi formatori.
Poi a Roma, al convegno per il centenario del Pontificio Istituto Orientale (unipio.org): gloriosa e interessante la storia e le mille sfaccettature di questa eccezionale istituzione universitaria - voluta dalla S. Sede e affidata alla Compagnia, per conoscere e dialogare con il ricco patrimonio delle Chiese Orientali. Io tengo una piccola relazione in una tavola rotonda, mi incontro con le “colonne” della CCO (Congregazione Chiese Orientali) e ne approfitto per cercare qualche sacerdote arabofono che venga a visitare i nostri rifugiati.
Mi fiondo poi a Vicchio per amministrare il sacramento della Cresima nella locale parrocchia a 22 bambini/e: bello fare il Vescovo!
Il giorno successivo, domenica 7 maggio, c’è una prima inaugurazione della Casa della Parola, quasi terminata a tempo record: bellissima e funzionale. Qui la tavola rotonda è seguita da tantissime persone e ha ospiti di eccezione: Marko Rupnik, Vincenzo Linarello, Brunetto Salvarani.
Sono poche ore quelle di Vicchio, perché la sera sono già a Padova. Il giorno dopo, lunedì 8 celebriamo la prima s. Messa presso l’edificio acquistato dalla comunità Bethesda: iniziano infatti i lavori e vogliamo mettere tutto sotto la protezione del Signore e la preghiera degli amici. Alle 18.30 il tempo è ancora sul brutto, ma siamo incredibilmente quasi 100 persone: commovente e importante aiuto per sostenere le 4 famiglie che con l’incoscienza dello Spirito si sono gettate in questa impresa. Tutti i presenti percepiscono che il futuro della Chiesa riparte da queste famiglie che riscoprono la solidarietà dei primi cristiani, il loro fondarsi sulla Parola, aperti al prossimo, con uno stile di vita semplice. I bambini, facilmente coinvolti nella liturgia, sono contenti: e loro se ne intendono di felicità! Concelebrano con me due sacerdoti della diocesi, anche questo un bel segno di comunione. Intanto scende il buio e comincia a piovere sul serio e siamo tutti contenti di andare a casa.
Non passano 24 ore che atterro ad Antakya, Turchia. Importanti appuntamenti mi aspettano, come la riunione (19-20 maggio) dei religiosi/e (URT) che operano in Turchia. Ci accoglie la chiesa di Smirne (Izmir): ci fa conoscere le comunità della diocesi, quasi tutte in questa metropoli sul mare. Interessanti le testimonianze dei presbiteri locali, che fanno un gran lavoro con le persone più disparate: numeri piccoli, cuore grande. Ma la situazione è oggettivamente difficile e la chiesa è stata travolta dalla crescita della città, dal cambio di cultura, dalla crescita vertiginosa del benessere. Il mondo è cambiato, noi siamo rimasti fermi e impreparati. Qui, come in Italia, il cristianesimo va ripensato, la formazione delle nuove generazioni deve cambiare parametri.
Un giorno lo dedico ad una visita forsennata della costa (spiagge, alberghi, posticini isolati o alla moda …), sempre in cerca di luoghi per vacanze alternative delle famiglie turche e italiane, che potrebbero trarre giovamento da una sano soggiorno in questo paese. Ma si arriva tardi perché le colate di cemento del turismo di massa hanno lottizzato tutto. Ma qualche possibilità rimane. Sono soprattutto impressionato dal modo di vivere - molto simile al nostro in tutto - della gente dell’Egeo: davvero un’altra Turchia.
Da Smirne riparto per l’Italia, Bergamo, il 21 maggio per affrontare l’operazione di cataratta all’occhio destro. Alloggio in seminario e ho come angeli custodi Antonella e Flavio: splendidamente gratuiti.
Tutti mi avevano detto che era un’operazione da nulla e come tale l’ho affrontata: sbaglio madornale. È stata un vera operazione, con tutti i preparativi del caso e un intervento assai doloroso di oltre 30 minuti: il professore – bravissimo - infatti ha dovuto staccare con molta delicatezza i pezzetti di retina che si erano attaccati al cristallino, con frequenti “docce” di acqua gelata nell’occhio. Avevo scelto di fare solo l’anestesia locale e ne sono stato contento, ma certo non è stata una passeggiata. Nel mio caso è avvenuto così: entrato digiuno in H alle 09.30, ne esco alle 16.30 semidistrutto. Resto al buio e dolorante per varie ore. Il controllo al mattino dopo è rassicurante ma rimando la partenza al giorno successivo. Prenderò il treno: andare a PD in auto da solo era una delle varie ingenuità della vigilia. La ripresa però è rapidissima, complici vari tipi di gocce. Penso che sono davvero fortunato a vivere nel nostro mondo iper evoluto, ma mi domando come fanno i poveri del mondo, sprovvisti di tecnologie e medicine.
Quando sono in Italia è sempre un turbinio di incontri, quasi tutti in funzione del lavoro in Turchia e di quanto, stando là, si percepisce dell’Italia e del mondo occidentale: informazione e conoscenza invece di slogan superficiali; ponti, non muri. Così è stato anche questa volta, inutile annoiarvi raccontandovi tutto.
Tra le varie richieste pastorali in Italia, scelgo come criterio di sostenere soprattutto chi si è infilato in imprese un po’ folli: la solidarietà tra famiglie e l’aiuto ai poveri, ma anche il sostegno a chi si impegna a vivere lavori difficili in modo serio.
Rientro in Turchia il 7 giugno e domenica 11 parto con John e Doğan (il nostro imprenditore edile) per la costa del Mar Nero: doppia tratta aerea per arrivare a Samsun dove nello stesso giorno arrivano i due frati argentini che riapriranno la parrocchia. Passiamo 3 giorni di lavoro micidiale ma piacevolmente insieme: dal pulire la casa all’incontrare la Polizia, dal fare il sopralluogo per i lavori da affidare ad una impresa locale all’avvocato che tutela i nostri interessi, dal piano pastorale a dove trovare le risorse per mantenere presbiteri e parrocchia. Contattiamo tre rifugiati e diamo appuntamento per la Messa domenicale la domenica successiva: saranno in 50 ad arrivare! E 20 aiuteranno due giorni prima a pulire la chiesa! Sono strafelici e portano anche da mangiare. E sono felice anch’io che vedo concretizzarsi la mia intuizione, basata quasi sul nulla, che la Turchia è piena di rifugiati cristiani che hanno un disperato bisogno di nutrire quella fede che li ha portati a scappare, perdendo tutto, pur di non piegarsi alla violenza e alla menzogna di fondamentalisti religiosi e politicanti da strapazzo.
Poi una settimana con Murat, mio fedele amico, ad esplorare la lunga penisola di Datça e dintorni fino a Marmaris, la Rimini turca. È  una parte della Turchia che conosco poco e di alcune parti ho solo vaghi ricordi di 25 anni fa. Doveva essere una vacanza esplorativa, in funzione del solito cercare luoghi per vacanze con famiglie turche e italiane, ma per una serie di motivi sono rari i momenti veramente distensivi e gli ultimi 5 giorni, causa un repentino abbasso di temperatura di quasi 10 gradi, sono afflitto da catarri e malessere. Ma soprattutto è triste vedere come anche qui il turismo di massa e il miraggio della casetta al mare ha devastato luoghi di una bellezza incomparabile. I prezzi dei terreni sulla costa egea sono alle stelle e vediamo sfilate di yacht e ville in quasi ogni golfo e insenatura, che davvero ci impressiona: è una Turchia ricca e benestante a livelli inimmaginabili, che mi rafforza nella convinzione circa i grandi squilibri economici in questo paese. La mano d’opera a basso prezzo, il liberismo sfrenato, la mano libera delle multinazionali del turismo, l’industrializzazione selvaggia e libera da vincoli ecologici, i forti investimenti del governo nelle opere pubbliche, hanno creato in 20 anni una oligarchia di ricchissimi e innalzato il livello del ceto medio. Gli altri – una marea di giovani - hanno la speranza di raggiungerli e quindi non si lamentano. I vecchi si ricordano di come stavano fino a pochi anni fa e quindi si rallegrano. La pace sociale è assicurata. Per ora. E quindi gli investimenti stranieri tornano ad essere fortissimi. Amen. Ma che tristezza per un paesaggio tra i più belli del mondo!
Comunque qualche piccolo angolo di paradiso l’abbiamo trovato: chi volesse venire è avvertito.
Le feste dei santi Pietro e Paolo trascorrono tranquille e così arriviamo al 2 luglio, data di inizio del corso di iniziazione all’iconografia per donne turche: si tiene a Casa Betania, in Cappadocia. In attesa che vengono dei monaci/che, ho deciso di utilizzare la casa con iniziative varie. Il corso lo tiene Mariagrazia Zambon - milanese fidei donum, che opera nella parrocchia dei Gesuiti ad Ankara: abbiamo fatto il pieno di partecipanti possibili, andando aldilà di ogni più rosea previsione. Wow! Il gruppo è incredibilmente eterogeneo: 1 rifugiata siriana, 2 suore, 2 madri di famiglia, 1 single, e infine 1 musulmana. E le 6 cristiane appartengono a 6 chiese cristiane differenti (latina, siriaca cattolica, siriaca ortodossa, armena cattolica e ortodossa, melkita). Credo che cose così succedano solo in Turchia.
Colazione e lodi insieme, poi loro a imparare a scrivere una icona (8 ore al giorno); io e p. Angelo in cucina e alle spese, con l’aiuto saltuario di Heinrich, ex monaco. La messa è l’unico momento in cui dico brevemente qualcosa, con Mariagrazia che traduce. Per il resto è tutto in turco.
Risultato finale espresso nella loro condivisione: prima volta che facciamo qualcosa per noi; prima volta per 8 giorni fuori da casa, comunità, parenti ecc.; prima volta che ci sono uomini a servirci, per di più preti, per di più un vescovo. La vita insieme semplice e l’autogestione fanno miracoli! E concludiamo con una gita, visitando un paio di meraviglie della Cappadocia.
Finalmente sono riuscito a realizzare una iniziativa pastorale con le modalità che mi sono care, per cui finisco cotto ma stracontento.
L’anno prossimo riproporremo due corsi: uno per donne italiane (con visite della Cappadocia) e uno per turche. Prenotazioni aperte.
Dalla Cappadocia al Mulino di Casole per la settimana biblica tenuta su Isaia 1-39 da sr. Ombretta Pettigiani. Il numero dei partecipanti è cresciuto, la formula funziona, il contesto di annuncio della Parola è credibile. Tutti incoraggiano a continuare l’anno prossimo. Sono contento anche di questo, sebbene una certa stanchezza e altri fattori non mi abbiano permesso di godere in pieno di questa iniziativa.
Ultima di luglio: una settimana chiusi in casa, ma al fresco di Falcade, per concludere un libro iniziato 3 anni fa. È una introduzione alla spiritualità, soprattutto a quella ignaziana. Autori: Sara e Sebastiano suo marito, insieme al sottoscritto. Scrivere un testo a sei mani è stata impresa ardua ma assai ricca. Titolo: Desiderando e scegliendo. Ma l’ editrice EDB lo cambia in Desiderare e scegliere. Un itinerario spirituale con Ignazio di Loyola. Amen.
Faccio anche 3 gg da solo, lavorando e passeggiando. Noto le molte le case in vendita … molte quelle con solo una coppia di anziani che viene sì e no per qualche settimana estiva, come mi conferma un  giardiniere locale. Raramente i figli, se ci sono, le usano. È uno spreco colossale e rifletto sul fatto che la mia generazione ha investito tanto su beni di questo tipo, adesso quasi inutilizzati, anziché in nuovi posti di lavoro. Generazioni che si sono lasciate abbagliare da un benessere non sostenibile e che non ha pensato a sufficienza alle generazioni successive. I giovani non hanno lavoro anche a causa di investimenti miopi precedenti, segnati dallo spreco: il mito della casa al mare o ai monti, usata di fatto poco tempo, si sta rivelando fasullo.
Rientro in Turchia il 7 agosto e dopo pochi giorni salgo di nuovo a casa Betania in Cappadocia: vi tengo un corso di Esercizi individualmente guidati per 5 persone, in silenzio completo per i classici 8 giorni; è in italiano, per persone che operano pastoralmente in Turchia. Si aggiunge all’ultimo momento un seminarista di Firenze. Si impegnano tutti molto bene e si vedono i frutti, davvero. Il metodo ignaziano funziona anche in Cappadocia! Io seguo le persone spiritualmente e faccio la cucina; insieme ad Heinrich anche una ventina di kg di marmellate! L’inverno sarà dolce.
Rientro a Iskenderun e alle sue faticose vicende: l’inquilino non paga e le casse del Vicariato sono vuote; i rapporti col comune disastrosi; i permessi di soggiorno non arrivano; il lavoro coi rifugiati va fatto quasi di nascosto. Ma andiamo avanti, grazie a Dio.
Riparto per l’Italia dove mi aspetta una intensa giornata con Famiglie Oltre per rileggere l’estate e iniziare l’anno sociale. Entrano nuove famiglie e il gruppo diventa pre-comunità CVX: qualche timore per gli impegni associativi ma anche la gioia di crescere e inserirci nella più grande famiglia dei laici di spiritualità ignaziana. Poi la festa annuale del Mulino con la tavola rotonda Mosaico Turchia nel pomeriggio, presente il card. Betori e invitati di spessore: Valeria Giannotta, docente in varie università turche, gli intramontabili Ugolini, John Sadredin, direttore di Caritas Anatolia; coordina Fulvio Scaglione. TV2000 fa un servizio sulla comunità e quindi interviste e macchina da presa in circolazione. Di nuovo tanta gente e ne siamo felici, ma per i comunitari è una gran ammazzata, sebbene fatta volentieri: dovremo ripensare la formula … Come viveva Gesù i bagni di folla?
La mattina dopo di corsa a Milano per importanti appuntamenti e finalmente a Bergamo per l’operazione all’occhio sinistro. Questa volta sono preparato psicologicamente e tutto fila via liscio e anche rapido. Ma la sorpresa non manca! il decorso post operatorio dell’occhio è lento e io ho un programma da urlo a Roma nei giorni successivi. Quando imparerò che non sono bionico e che l’H non è un officina di ricambi?
A Roma incontro 3 padri generali, una madre generale col suo consiglio, sono ad una puntata di TV2000, incontro dei giornalisti, i vertici della Congregazione Chiese Orientali, alcune persone amiche e finalmente sto due ore abbondanti col mio padre spirituale. Era l’ora di fare un altro tagliando, dopo quello di maggio!
Nei giorni successivi i denti mi sorprendono: a luglio tutto andava bene, a settembre ne perdo 1 e altri 3 hanno problemi. È il regalo dei settantanni appena compiuti?
Sabato 30 settembre sono a Prato, per una celebrazione + incontro, con raccolta fondi per il Vicariato. Il diacono permanente Fabio, l’organizzatore, è una meraviglia; così come l’affetto degli altri diaconi, delle loro mogli e di tutti gli altri amici. Sono passati oltre 25 anni da quando li ho accompagnati nel cammino formativo: un percorso impegnativo e non senza difficoltà, per me e d. Guglielmo. Ma l’affetto e la stima sono emersi e cresciuti, non diminuiti. Grazie cari! Grazie Signore: nel tuo nome, niente va perduto!
Il primo ottobre papa Francesco è a Bologna: non posso mancare, mi dice il carissimo arcivescovo Matteo. Ben volentieri sono presente, anche se questi incontri sono dominati dall’apparato della sicurezza che rinchiude in compartimenti stagni e il rigido protocollo fa da contrasto alla grande umanità e simpatia di papà Francesco. Riesco infine a consegnargli un appello a favore dei rifugiati in Turchia: sono lì soprattutto per dare voce a loro.
Il giorno dopo rientro a Iskenderun. Il clima adesso è piacevole, sui 30°, il cielo azzurro e la notte si dorme.
Concludo queste note, scritte in vari momenti, sull’aereo che mi porta a Smirne dove mi attende la riunione della conferenza episcopale: è il 7 ottobre, memoria della Vergine del Rosario, ricordando la battaglia di Lepanto... Speriamo venga presto il tempo in cui una memoria di Miryam di Nazareth ricordi una riconciliazione tra popoli e il rispetto tra le religioni e non la vittoria degli uni contro gli altri. Amen.
La primavera è passata e anche l’estate. Un filo rosso? La riflessione che lo scontro con il male e le difficoltà relazionali segnano pesantemente la vita delle persone e la Buona Notizia sembra a volte inefficace, il perdono impossibile, le esperienze buone un ricordo lontano. Siamo un’umanità fragile, che aspetta ancora da fratelli e sorelle (e a volte da se stessi) qualcosa di impossibile. Diciamo di discendere da Adamo e Eva, da Caino (non certo da Abele, morto senza figli) … diciamo che Gesù ha salvato tutti e abbattuto i muri … eppure diamo ancora tanta importanza ai limiti e agli errori, che ci ipnotizzano costruendo barriere.
Ma accanto a tutto questo, le persone che davvero si vogliono bene restano vicine, testimonianza vivente che il granello di senape è più forte della lussureggiante zizzania.
Buon mese missionario, buon autunno.
Ricordiamoci gli uni gli altri davanti a Lui.

6 commenti:

Barbara Basciani ha detto...

GRAZIE PAOLO
VIVA IL GRANELLO DI SENAPE !!!

Gloria ha detto...

Grazie ... Con nostalgia ...

Aronne Galeotti ha detto...

Sono travolto dall'energia e dall'entusiasmo che trabocca dalle tue parole; davvero il Signore continua a colmarti in abbondanza dei suoi doni. Grazie!

Gianni Pancaldi ha detto...

Grazie Paolo ...

daniel napoli ha detto...

Grazie ancora Paolo!

victorbei ha detto...

Come scritto nel blog,Speriamo venga presto il tempo in cui una memoria di Miryam di Nazareth ricordi una riconciliazione tra popoli e il rispetto tra le religioni e non la vittoria degli uni contro gli altri. Amen.
Sarebbe meraviglioso!!!!!!,vittorio

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