sabato 29 aprile 2017

Pasqua 2017



Pasqua 2017
Impossibile risorgere senza prima aver scritto il blog, da troppo tempo nella tomba!
Raccolgo i “foglietti” scritti in questi ultimi mesi e ne faccio un mosaico.

Dalla festa dei Santi a Natale.
Periodo estremamente duro. Per mesi ho lavorato a dei progetti, cercando finanziamenti sia per il rilancio della Caritas, sia per gli urgenti lavori di ristrutturazione: nessuna risposta arriva; molti motivi per pensare che non arriveranno risposte positive.
Le stanze ristrutturate per l’accoglienza di amici, pellegrini, visitatori, restano vuote. La Turchia è vicina, un volo in low cost costa meno del treno Milano Roma … ma a quanto pare la paura e la vita soffocata da mille cose in Italia, rendono difficile venire e vedere.
La solitudine si fa sentire. La lingua rimane estranea, le incombenze quotidiane ne impediscono ancora lo studio; c’è la sola consolazione di tradurre il testo della s. Messa parola per parola in modo da leggerne almeno il testo durante la celebrazione, cosa finora impossibile. Il caro Murat, guida turca e amico, mi aiuta in questo paziente lavoro e gliene sono grato.
Per vari motivi, nel frattempo, rifletto che sulla bilancia della vita, agli sbagli, veri o presunti, si attribuisce un peso molto più grande del tanto bene vissuto; è un fatto che tutti conosciamo, ahimè, ma che rimane sconvolgente: il negativo sembra avere un potere ipnotico.

Per fine novembre ho convocato gli operatori pastorali del Vicariato per riflettere sul nostro rapporto con l’islam; il titolo che scelgo è: “Per un discernimento cristiano sull’islam”, che mi sembra imposti il discorso in modo più fecondo e corretto che non “dialogo islamo-cristiano”.
Ne vengono fuori due giorni “caldissimi”, a riprova di quanto l’argomento evochi vissuti e teologie assai differenti, tra di noi che pure siamo tutti cattolici latini!
Sono molto contento del dibattito e dell’emergere delle differenze reali che ci sono nel gruppo. Come Vescovo devo promuovere una prassi e un approccio che non si esauriscano nel lasciare che ognuno faccia quel che ritiene giusto. Siamo una realtà assai piccolina, eppure facciamo fatica ad avere denominatori e interpretazioni comuni. A quando una nuova Pentecoste?
Ai primi di dicembre sono a Istanbul per diversi giorni: riunione della Conferenza Episcopale, vari incontri con persone e celebrazione degli 800 anni di presenza continuata dei padri Domenicani a Istanbul. Un convegno di studio racconta la storia di questa fedele presenza che mi fa pensare molto: in 800 anni ne sono successe di tutti i colori in questa città. Si è passati dal regno bizantino cristiano al dominio ottomano musulmano, dai molti volti, senza contare le stragi e i saccheggi dei Crociati, in marcia verso Gerusalemme, a danno dei cristiani orientali!
Eppure i Domenicani sono sempre rimasti: tra catastrofi, momenti gloriosi, persecuzioni, drastici ridimensionamenti ecc. Ne emerge la serietà di una scelta che non si lascia spaventare e condizionare da fattori esterni.

L’Italia nel frattempo è mobilitata intorno al referendum; viste da lontano, alcune cose appaiono per quello che sono: incomprensibili. A Istanbul incontro parecchi italiani che vivono in Turchia per i più disparati motivi, di varia estrazione e collocazione. Praticamente unanime è il parere: l’ennesimo scontro tra guelfi e ghibellini servirà solo a indebolire il paese e renderlo meno credibile sulla scena internazionale.
Gli stranieri mi domandano come mai in 70 anni di repubblica per 52 volte il governo è caduto o c’è stato un rimpasto. Siamo afflitti da una smania adolescenziale di cambiamento? dalla stupidità di chi pensa di risolvere la situazione cambiando qualche persona? dalla miopia di chi si concentra su un particolare – una proposta di legge – più o meno oggettivamente negativo?
Certo constato questo: molti in Italia parlano a favore o contro Renzi, alcuni analizzano quanto è in gioco nel referendum, pochissimi si domandano che dinamica generale si mette in moto. Qui all’estero succede il contrario: moltissimi si interrogano sugli effetti di continui cambiamenti di legislature, alcuni si interessano al contenuto del referendum, quasi nessuno è interessato alla singola persona. Questo capovolgimento di prospettiva mi fa riflettere.
Vivendo in Turchia, a contatto con stranieri di vari paesi, riflettiamo spesso sulle dinamiche del potere e si approfondisce il nostro disagio per l’attuale immaturità della folla di alcune nazioni, peraltro ricche di cultura e di storia.
Non pochi poi notano la somiglianza tra discorsi e atteggiamenti dei movimenti fascisti e nazisti del secolo scorso e quelli dei populisti di oggi: diffamazione e denigrazione di tutti gli avversari politici; attacco alla democrazia parlamentare e alle alleanze faticosamente costruite tra popoli diversi; esaltazione delle figure “forti” con una democrazia diretta interpretata dal “Capo”; violenza verbale contro associazioni, giornalisti e chiunque ponga domande di approfondimento; ricette economiche fantasiose e inapplicabili; incapacità di costruire e prontezza nel distruggere.
Sono Vescovo e alcuni mi dicono: non devi parlare di politica. E invece è mio dovere far riflettere su come i veri poteri forti e occulti favoriscono questi atteggiamenti; e sono spesso i più poveri e quelli incapaci di un discorso articolato che mandano al potere i violenti, i ricchi, i politici improvvisati.

Intanto si susseguono gli attentati terroristici, in Turchia e altrove, e la paura e il disorientamento crescono, accrescendo così il potere e il fascino dei terroristi. Questi, con mezzi ridicoli, conquistano le prime pagine e fanno breccia nelle menti di chi cerca eroi da imitare, in nome di idee e ideali – da noi giustamente giudicati falsi - ma che forse appaiono ad alcuni meglio del tiepidume di una vita di basso consumismo e ignavia.

La consolazione del tempo di Avvento sono i gesti e le parole di papà Francesco, ostico anche a molti cristiani di lungo corso. Tanto evangelico da essere ammirato ma non seguito, nel migliore dei casi.

Tempo di Natale

Siamo a Natale: vorrei una gioia condivisa e non solo una bella liturgia, propongo perciò un pranzo di Natale “porta e offri”, una novità qui. Le gente come reagirà? Si calcola che verranno una ventina di persone … ne arrivano 60 e io, deposti i paramenti, metto il grembiule e sono ai fornelli per cucinare 5 kg di risotto all’italiana, che sparisce in pochi minuti! È domenica e quindi molti hanno potuto venire sia alle s. Messe sia al pranzo. Alleluya.
Fuori il consumismo ha organizzato le “feste invernali” e così ci sono tante decorazioni e luci nei negozi anche in Turchia, cose estranee alla Nascita del Piccolo, ma che infine permettono ai cristiani di sentire aria di festa. Il Signore si serve di tutto.
La bontà delle persone si manifesta con telefonate inaspettate di pace e riconciliazione. Dopo un duro Avvento, sento il sapore del Natale e ringrazio di cuore. Triplice alleluia.
E alla vigilia di Natale arriva la notizia che uno dei finanziamenti è stato approvato. Alleluya anche per questo.

Nei giorni natalizi compio un vero tour de force in Italia per incontrare vescovi e gente comune,  gestire le risorse finanziarie, curare le varie cose burocratiche, i check up medici e soprattutto far conoscere cosa succede nel Vicariato e in Turchia. Giorni frenetici … e infatti mi ammalo.
Ma l’Epifania rintanato in camera a Padova non è poi così male.
Il primo dell’anno ero stato a Trento: conferenza - meditazione, omelia nella messa vespertina in cattedrale … tutto per fare la giusta propaganda alla pace, l’unica soluzione per i molti guai dell’umanità, come ricorda papa Francesco. Il collegamento tra Vicariato di Anatolia e diocesi di Trento, d’altronde è di lunga data e va coltivato.

Nel frattempo ogni giorno ricevo il report del monaco che sta visitando i rifugiati cristiani in Cappadocia: ogni giorno un’esperienza evangelica, passione e resurrezione.
Condivido le sue note con altri e anche questo è aiutare la pace. Le persone sono toccate interiormente da queste testimonianze e così la piccola chiesa di Anatolia dona il suo contributo per abbattere barriere di ignoranza e pregiudizi, indifferenza e paura.
A metà gennaio rientro in Turchia, dove già fervono i lavori di ristrutturazione dei locali parrocchiali.

Gennaio - Aprile
Quest’anno non abbiamo potuto celebrare a Tarso la “conversione” di s. Paolo nella chiesa trasformata in museo: per motivi di sicurezza ci hanno negato il permesso. Celebriamo perciò a Mersin la domenica 21 gennaio: la comunità ha preparato tutto benissimo e la festa dell’Apostolo delle genti si svolge bene, con buona partecipazione anche delle comunità di Adana, Iskenderun e Antiochia.

Arriva Franco della comunità del Mulino che resterà, in due tappe, un mese e mezzo: la sua dedizione e competenza nei lavori di ristrutturazione del convento è davvero notevole e si guadagna la stima dell’impresario locale. Io sono molto sollevato, anche se rimane a me il fare tante scelte su pavimenti, rivestimenti, sanitari, elettrodomestici, ecc. ecc. Non ne posso più! E l’handicap della lingua unita al poco gusto e accuratezza di questa arretrata Turchia del sud rendono faticoso lavorare.  È una lotta quotidiana, sostenuta in massima parte dal buon Franco.

Ai primi di febbraio visita pastorale a Trebisonda, nell’anniversario del martirio di d. Santoro: presenti la sorella, un simpatico sacerdote e una signora di Roma. Due giorni di “ritiro” e celebrazione con la comunità parrocchiale. Andiamo anche a Samsun per la ricognizione dello stato della chiesa e del convento, vuoti da anni. Sono in trattative per l’arrivo di due frati minori dall’Argentina: speriamo.
Viaggiando mi prendo una brutta influenza che per circa 3 settimane non mi permette i ritmi normali. La tosse è durissima da sconfiggere. Pago anche la mancanza di adeguate vacanze estive (ho fatto un solo bagno in mare nonostante viva sulla costa!): devo organizzare diversamente la mia prossima estate – è un proposito ferreo.
Marzo passa tra riunione della Conferenze Episcopale a Istanbul, incontro con i Gesuiti a Ankara, celebrazioni ad Antiochia e altrove, mentre continuano i lavori di ristrutturazione.
Vengono Mario del Mulino e Lorena di Maranà-tha: per vari giorni potano gli alberi di agrumi e vari altri. Un lavoro paziente e prezioso, assente da anni. Piantiamo anche un piccolo orto per avere radicchio e insalate che qui non si trovano: cosa ne verrà fuori? In ogni caso è emozionante piantare dei semi: non lo facevo da quando ero ragazzo dai nonni, a Ghezzano.
Con l’aumento progressivo della temperatura, ecco che affiorano i primi segnali di vita vegetale e poi in poco tempo l’esplosione: abbiamo radicchio e insalata in abbondanza! Che fedeltà quotidiana il Creatore! Che meraviglia, ormai sconosciuta a quella metà di umanità che vive nelle città! Il giardino e l’orto aiutano tanto anche la vita spirituale.
Dopo poco nasce anche il pollaio, in un angolino, e galline e pulcini per almeno due settimane sono il centro dell’attenzione di tutti! Altra meraviglia. E fioccano le uova freschissime.
Partiti gli altri, arriva Nicola del Mulino: fa un percorso di esercizi spirituali dividendo la giornata tra preghiera e lavori manuali, con le sue mani d’oro. Un’ottima esperienza, per lui e noi.
In un angolo di casa creiamo una piccola officina dove finalmente stanno gli attrezzi e tutto il resto, ben ordinati. Mi dà una grande gioia avere uno spazio e strumenti per piccoli lavori in casa e giardino. E chi verrà a dare una mano potrà trovare l’occorrente, senza perdere giornate in cerca di questo o quell’altro. Investo dei soldi in attrezzature: compressore, seghetto alternativo, levigatrice orbitale, tasselli, punte, viti, chiodi e così via. Ripariamo molte cose mezze rotte, grazie a Dio! Mi rendo conto di aver appreso molto dalla mia famiglia di origine e da cose che un tempo facevano parte della cultura pre-consumistica. Oggi si chiama bricolage, non so se è la stessa cosa. Di certo il lavoro manuale è un’altra occasione di imparare la vita nello Spirito. E infatti, in poco tempo, sia Franco che Nicola, con le loro capacità e cordialità, si conquistano la stima e simpatia di tutti, cristiani e musulmani: anche questo è dialogo tra popoli e religioni.

In Quaresima tengo le mie prime lectio sul cammino di Pietro a persone della comunità parrocchiale di Iskenderun. Un bel gruppo di laici prima di Natale aveva messo in piedi una rappresentazione teatrale sulla figura di Pietro, preparata con grande impegno per mesi. Ma non avevano lavorato sui brani relativi del Vangelo, riproposti un po’ tali e quali: quindi gli ho proposto di ritrovarci e approfondirli.
Preparavo un testo in italiano, poi lo facevo tradurre e quindi presentavo il brano evangelico in italiano con John che traduceva; quindi lasciavo il foglio in turco perché lo approfondissero a casa. Un’operazione piuttosto complessa! Qui tutto si basa sulla liturgia e la tradizione orale, ma francamente bisogna ripartire dalla Parola di Dio e i laici devono crescere nella loro propria scelta di fede, con consapevolezza, e non solo per appartenenza tradizionale e familiare.
Abbiamo appena iniziato, speriamo di continuare.
Anche quando vado in giro per le parrocchie cerco di scrivere l’omelia e lasciare un foglio. Sono altri semi deposti nel terreno, spesso arido – da questo punto di vista – perché mai coltivato e mai abituato a interagire col seme della Parola.
Molti problemi pastorali, mi accorgo, sono simili a quelli in Italia: il cattolicesimo deve rifondarsi sulla Parola e sull’assunzione da parte del laicato di cultura religiosa e volontà di essere protagonista; la chiesa clericale non ha futuro. Il Concilio Vaticano II, qui come da noi, deve ancora essere applicato. Soprattutto si deve ripartire dalle cose basiche e proprio qui, dove la chiesa è nata, si capiscono molte cose dell’evangelizzazione. La situazione attuale infatti non è così differente da quella di un tempo: i cristiani sono una piccolissima minoranza e se sono portatori di qualcosa di veramente nuovo sul piano umano e religioso, avranno un futuro. Altrimenti, viste anche le difficoltà esterne – ma quelle di un tempo erano peggiori! – scomparirà. Qui come in Europa.

A fine marzo arriva Donatella, già qui in ottobre, e aiuta i frati in molte cose della chiesa, aiutando in particolare nella settimana santa. Grazie a chi serve gratuitamente.

Io passo i giorni pasquali in Cappadocia, presso i rifugiati caldei e siriani, concelebrando le liturgie - con il monaco siriano venuto per l’occasione - in poverissime case o in saloni da matrimonio, affittati a volte a prezzi carissimi perché anche qui ci si lamenta dei rifugiati ma intanto li si sfrutta! Visitiamo i malati e parliamo con i capi comunità, quando ci sono, per capire come aiutarli.  
Liturgie e incontri in arabo, ovviamente, e così ancora una volta mi sento straniero. E le poche parole che mi affiorano sulla bocca, negli incontri, sono in turco! Col monaco e la fotografa francese che ci accompagna parlo in francese … insomma una Babele.
La fede dei rifugiati è grande, di alcuni eroica. Hanno passato e passano sofferenze difficilmente immaginabili. Raramente trovano lavoro oppure devono vendersi per pochi euro al giorno – come avviene anche in certi luoghi d’Italia. Molti bambini non vanno a scuola, non ricevono il catechismo, ignorano cosa è la chiesa. E i genitori patiscono terribilmente di questo, giustamente. I pastori delle loro chiese d’origine sono latitanti e anche questa è una delusione.
I rifugiati inoltre sono spesso culturalmente impreparati a capire cosa sta succedendo nel Medio Oriente e a riconoscere il “faraone” che causa la loro sofferenza: fuori e dentro di loro.
E un altro pericolo affligge loro come noi: rimpiangere il passato, sognare il futuro, invece di credere che il Signore si incontra nel presente, nella terra dell’esilio, nella valle di lacrime, nella tragedia, nella croce.
Avverto forte la necessità che i rifugiati imparino ad interpretare la loro situazione alla luce della storia della salvezza: non è la prima volta che il popolo di Dio si trova in esilio, all’estero, avendo perso tutto, anche religiosamente. Se i rifugiati conoscessero meglio il tempo dell’esilio babilonese di Israele e il messaggio dei profeti di quel periodo, sarebbero molto aiutati nell’interpretare bene la loro attuale situazione. Dico questo più volte nelle omelie, citando Geremia, il Secondo Isaia ecc. La Parola sarebbe davvero luce ai passi dolorosi di questi fratelli scappati dall’odio e dalla violenza e permetterebbe anche a noi di dar loro un aiuto che non sia solo economico.
Dolori e drammi a non finire dunque, ma anche grandi opportunità di far ri-nascere comunità cristiane, nella diaspora, come è stato per Israele e per la Chiesa, tante volte nella storia.
A volte mi verrebbe da fare come Francesco Saverio, scrivendo a quei preti in Europa che si sentono inutili o che passano il tempo in quisquiglie, burocrazia o perduti in infinite ricerche teologiche su qualche particolare secondario: venite! qui c’è un gregge che vi attende e che vi darebbe grandi soddisfazioni!
Ma certo non è tutto così semplice. Resta però il fatto che anche in seno a santa madre Chiesa ci sono quelli che hanno infinite possibilità e coloro che attendono anni per vedere battezzato un figlio. Signore manda operai nella tua messe più povera e abbandonata.

Nel frattempo è arrivata la bella notizia che il fondo dell’8x1000 finanzierà in parte la riapertura di alcune opere sociali della Caritas diocesana, cosa che mi sta molto a cuore fin dall’inizio. In Italia alcuni, anche tra i cattolici, storcono il naso di fronte a questa raccolta di fondi, ma francamente vedendo la serietà con cui vengono analizzati i progetti e il monitoraggio che verrà esercitato per verificare le spese, credo sia ingiustificata questa ostilità. Ci sono tanti di quegli enti che sperperano fiumi di denaro pubblico negli aiuti umanitari all’estero e in Italia, che bisognerebbe iniziare a far pulizia tra quelli invece di avere sempre nel mirino la chiesa cattolica. Ma la squallida mentalità laicista travestita da cattolica, come quella di Marine Le Pen e dei suoi ammiratori italiani, sembrano attrarre di più dell’umile lavoro di tanti presbiteri, suore e laici che servono i poveri.

Anche l’associazione Agata Smeralda e la diocesi di Bologna ci danno un bell’aiuto per riaprire la Caritas. Così anche singole persone. Grazie fratelli, di cuore! Le collette per le chiese sorelle, inaugurate da s. Paolo, continuano fino ad oggi, segno distintivo del cristianesimo.

Di nuovo la stesura del blog si interrompe e riprendo oggi, scrivendo “in diretta”: da 7 giorni accompagno un gruppo di pellegrini cristiani in visita alle comunità e ai luoghi biblici. Sono tutti molto contenti: le comunità locali perché si sentono visitate dai cristiani e si sentono meno abbandonate, e i pellegrini perché scoprono i mille volti di questa paese e di questo cristianesimo, una ricchezza culturale e spirituale che apre nuovi orizzonti. Lode a te o Signore!
Oggi, ultimo giorno, è dedicato all’incontro con i rifugiati cristiani in Cappadocia. L’ascolto è intenso come intensa è la loro comunicazione. Le ore volano, difficili da raccontare. Lapidaria l’affermazione di uno di loro, iracheno: da noi prima c’era un ladro (Saddam), adesso ce ne sono centinaia, da tanti paesi. Ci sentiamo molto impotenti … piantiamo solo dei granelli di senape che solo Dio può far crescere. Subito facciamo una colletta per le famiglie più povere e in prospettiva ci impegniamo a sostenere alcuni corsi di lingue per i loro bambini che non vanno a scuola. Ma di nuovo la loro richiesta è di pastori che radunino il gregge. Chi risponderà a questa chiamata?

6 commenti:

Spippola ha detto...

Grazie Paolo, è prezioso per me il tuo tempo dedicato a scrivere queste parole. Buona domenica

Gloria ha detto...

Grazie padre Paolo dei grandi doni di conoscenza condivisione e preghiera di questa settimana. Grazie a John alle sorelle di Tarso e tutti coloro che ti aiutano in questo compito santo. Spero di tornare a rivedervi tutti.

Cristina Mannari ha detto...

Eccellenza carissima questo popoli attraverso i Tuoi occhi godono di uno sguardo trafigurato : popolo di Dio. Così li fai esistere alla Sua luce ! Bellissimo ! Grazie Cristina Mannari

Cristina Mannari ha detto...

Eccellenza carissima questo popoli attraverso i Tuoi occhi godono di uno sguardo trafigurato : popolo di Dio. Così li fai esistere alla Sua luce ! Bellissimo ! Grazie Cristina Mannari

Unknown ha detto...

Padre Paolo,
grazie per questa condivisione di cui mi "approprio" per poter far sì che possa provare me nel crogiuolo delle difficoltà quotidiane.
La mia condivisione è un pensiero di preghiera per lei ogni giorno.
In comunione l'abbraccio fraternamente
Pierfrancesco

Unknown ha detto...

padre Paolo, leggere i suoi blog e avere l'opportunità di ascoltarla ogni tanto di persona sono grandi doni per il mio cammino e quello della mia famiglia. Speriamo di riuscire presto ad organizzare un viaggio in Turchia, magari in sua compagnia. Chiara e Paolo. AMDG

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